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Il Presepe e la sua storia
Dal Vangelo secondo Luca (2,1-
Il «Praesepium»
Sono gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività. Nei loro brani c'è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di «praesepium» ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Si narra infatti della umile nascita di Gesù come riporta Luca «in una mangiatoia perché non c'era per essi posto nell'alloggio» (Lc 2,7) dell'annunzio dato ai pastori, dei magi venuti da oriente seguendo la stella per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciano già re. Questo avvenimento così famigliare e umano se da un lato colpisce la fantasia dei paleocristiani (primi secoli del cristianesimo) rendendo loro meno oscuro il mistero di un Dio che si fa uomo, dall'altro li sollecita a rimarcare gli aspetti trascendenti quali la divinità dell'infante e la verginità di Maria. Così si spiegano le effigi parietali del III secolo nel cimitero di S. Agnese e nelle catacombe di Pietro e Marcellino e di Domitilla in Roma che ci mostrano una Natività e l'adorazione dei Magi, ai quali il vangelo apocrifo armeno assegna i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma soprattutto si caricano di significati allegorici i personaggi dei quali si va arricchendo l'originale iconografia: il bue e l'asino, aggiunti da Origene, interprete delle profezie di Abacuc e Isaia, divengono simboli del popolo ebreo e dei pagani; i Magi il cui numero di tre, fissato da S. Leone Magno, ne permette una duplice interpretazione, quali rappresentanti delle tre età dell'uomo: gioventù, maturità e vecchiaia e delle tre razze in cui si divide l'umanità, la semita (Ebrei), l’indio-
Il presepe di San Francesco
Il presepio come lo vediamo rappresentare ancor oggi nasce secondo la tradizione dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme coinvolgendo il popolo nella rievocazione (presepe vivente) che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223, episodio rappresentato poi magistralmente da Giotto nell'affresco della Basilica Superiore di Assisi. Primo esempio di presepe inanimato è invece quello che Arnolfo di Carnbio scolpirà nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma. Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti producono statue di legno o terracotta che sistemano davanti a una pittura riproducente un paesaggio come sfondo alla scena della Natività, il tutto collocato all'interno delle chiese. Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani.
Il presepe dopo Greccio -
Nel '600 e '700 gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un'impronta naturalistica inserendo la Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo còlti nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago, nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e serenate. Ulteriore novità è la trasformazione delle statue in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare movimento, abbigliati con vesti di stoffe più o meno ricche, adornati con monili e muniti degli strumenti di lavoro tipici dei mestieri dell'epoca e tutti riprodotti con esattezza anche nei minimi particolari. A tali fastose composizioni davano il loro contributo artigiani vari e lavoranti delle stesse corti regie o la nobiltà, come attestano gli splendidi abiti ricamati che indossano i Re Magi o altri personaggi di spicco, spesso tessuti negli opifici reali di S. Lencio. In questo periodo si distinguono anche gli artisti di Genova e quelli siciliani che, fatta eccezione per i siracusani che usano la cera, si ispirano sia per i materiali che per il realismo scenico, alla tradizione napoletana. Sempre nel '700 si diffonde il presepio meccanico o di movimento che ha un illustre predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per Cristiano I di Sassonia.
La diffusione a livello popolare si realizza pienamente nel secolo scorso quando ogni famiglia in occasione del Natale costruisce un presepe riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con materiali -
Il presepe oggi -
Oggi dopo l'affievolirsi della tradizione causata anche dall'introduzione dell'albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all'impegno di religiosi e privati che con associazioni come quella degli amici del presepe, Musei tipo il Brembo di Dalmine vicino Bergamo, Mostre, tipica quella dei 100 Presepi nelle Sale del Bramante di Roma, una tra le prime in Italia, rappresentazioni dal vivo come quelle di Rivisondoli in Abruzzo o Revine nel Veneto e soprattutto gli artigiani napoletani e siciliani in special modo, eredi delle scuole presepiali del passato, hanno ricondotto nelle case e nelle piazze d'Italia la Natività e tutti i personaggi della simbologia cristiana.
E il presepe per me e per te?
Caro Signore, questa notte chi di noi ha fatto il Presepio ha riempito la culla vuota con una piccola statuetta. Un bimbo di plastica o ceramica ha cercato di colmare un vuoto insopportabile. Eh si, perché quella culla senza nessuno dentro, al cui cospetto ci sono Giuseppe e Maria e il mondo intero in attesa della tua nascita, era un macigno indigeribile. Oggi è colmata la lacuna nei nostri presepi. Però mi domando: è stato riempito anche il nostro cuore? Perché è facile mettere una statuetta dentro un presepe. Facile anche sentirsi commossi, oppure appagati. Insomma troppo facile prendere qualche metro di distanza dal tutto, e vedere come è bella quella scena carica di amore che però ha un difetto…non mi riguarda più, non mi interessa e perciò rimane lì!
Signore che nasci, mi sento di chiederti scusa per tutte le mangiatoie rimaste vuote, quelle dei cuori, in particolare la mia. Cuori di uomini che hanno riempito le case di presepi, di casette, di statuette, di stelle comete fatte con tanta perizia e nei minimi dettagli. Opere belle ma orfane di noi. Signore sono tante le cose che escono dalle nostre mani. Ma molte sono offerte fredde perché prive di calore e significato. Lo è anche il nostro presepe? Tu lo sai. Se San Francesco ha cercato di farlo per la prima volta con le persone è perché aveva compreso che spesso le nostre devozioni sono senza anima, lontane da noi stessi. Per esempio: dove si trova la statuetta che rappresenta le nostre opere d’amore? Non c’è! Cancellata da tanta indifferenza, come quella sabbia di egoismo che si deposita su una sporadica opera buona. E così un gesto sincero comparso per qualche attimo, si è poi eclissato nel nostro orgoglio.
Ma oggi è proprio il presepe dei nostri "egoismi" a prendere luce perché nella mangiatoia del nostro spento cuore il Verbo si fa carne. Ed io dove mi colloco in questa nascita? Faccio solo parte di una storia ingessata dall’omertà e dal tornaconto, come quella statuetta preconfezionata di gesso, che all’esterno è bella e colorata, ma in realtà immobili e fredda senza sentimenti né parole da regalare al bimbo che nasce?
Se è così, non disperiamo, perché oggi è Natale in particolare per me e te che ne abbiamo bisogno. Il Signore vuole raggiungere con la luce della sua nascita la nostra incapacità. Farà in modo che possiamo partecipare al presepe della storia della salvezza non più come una "mummia", cioè immobili, smorti indifferenti, a vivere quasi per caso. Ma devo impegnarmi un po’ anche io. Provare a portare luce e calore verso la grotta di Gesù. Come farlo? Rendendomi conto che nella mia vita ho un significato importante da aggiungere a quella degli altri. C’è un calore da offrire al gelo dell’esistenza perché il mio piccolo amore possa filtrare fin dentro le grotte rimaste buie, quelle delle tante persone che conosco e amo che però ho lasciato raffreddare ed oscurare. Per loro io rappresento un Natale diverso, quella buona notizia di un Dio che non li ha abbandonati. Ma devo avere il coraggio e la dignità di rinascere e di stare accanto al freddo di chi cerca da me una speranza luminosa e riscaldante. Ecco perché oggi non può essere per me un Natale da statua di gesso.
Presepe a San Fedele
