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Il Paesaggio
Be'er-
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Be'er-
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Mitzpe-
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Mitzpe-
Dead Sea -
Dead Sea -
Dead Sea -
«Con grande stupore!».
Non può che cominciare così la mia riflessione.
Eh sì, perché il Signore è sempre grande fonte di meraviglia. Desideravo tanto andare in Terra Santa. Se c’è un posto per il quale investirei sempre tempo e un po' di risorse economiche, è per un viaggio nei luoghi dove ha vissuto, camminato, dormito, mangiato, respirato il mio Signore. E’ Lui certamente l’artefice di questo sogno realizzato insieme a don Sandro, don Franco e don Alberto (oltre Padre Elio che ci ha ospitato) senza la mediazione dei quali sarei stato a casa invece di vivere otto giorni scolpiti nel cuore credo per molto, ma molto tempo.
Stupore che poi si è incarnato e tradotto in una esperienza molto particolare, quella di vivere sentire la città di Gerusalemme molto vicina. Camminare, viaggiare sui bus, ascoltare le tante lingue presenti, osservare da vicino stili di vita, comportamenti quotidiani, mangiare il cibo comprato nei supermercati o servito nelle numerose pizzerie «stile Italia»…beh tutto questo è stata una immersione preziosissima nella vitalità di questa citta troppo spesso, a torto, giudicata male.
Lungi da me fare i confronti che sono sterili, specialmente quelli che conducono al dover dire chi è meglio o peggio, nella mia breve permanenza ho colto la presenza di un popolo gioioso, rispettoso delle regole, sereno, religioso, tollerante e molto laborioso. Molto diverso da ciò che la stampa e la televisione italiana e forse internazionale sono soliti presentare. Non dovrebbero esserci molti dubbi nel comprendere che i mezzi di comunicazione presentano «la loro» verità, condizionata da pregiudizi ed interessi, che non rispecchia il Vero. Non lo è neanche ciò che dico io, infatti in queste righe mi permetto solo di esprimere ciò che ho personalmente toccato con mano.
Un popolo giovane e pieno di bambini. Carrozzine a non finire, famiglie con tre, quattro e forse più figli dovunque. E se ci sono bambini, magari è perchè non c’è tanta paura per il futuro. La varietà di popoli e di lingue presenti sotto lo stesso tetto attenua la paura. Vivere insieme nelle piazze, nelle vie, essere a contatto con gli altri alla fine toglie i timori e abbatte i muri.
Si, i muri! Anche quelli brutti messi dallo Stato di Israele a protezione di se stesso dai Palestinesi e che ricordano sinistramente muri di lingua tedesca. Ci sono anche questi, ma forse sono barriere che riguardano di più la politica che la gente. Credetemi tra la popolazione non si avvertono queste tensioni. Certo ognuno ha il proprio quartiere e questo effettivamente sembrerebbe una divisione, ma forse lo stare al proprio posto è una medicina preziosa e necessaria perché non ci si ammali di rancore. Trovare per ogni popolo un posto dove cultura, razza e lingua sia riconoscibile, è comunque sempre lecito e non rappresenta uno sgarbo a nessuno. tutti noi del resto abbiamo una nostra casa e guai chi ce la tocca! Ma quella gente al di fuori dei propri luoghi vive in pace. Questo non toglie i problemi che esioestono dovunque nel mondo, ma attenua un'immagine profondamente alterata che ci viene trasmessa in modo parziale su questi luoghi.
Non ho trovato una città sotto assedio, impaurita, militarizzata e sospettosa. Ho semmai capito che è giusto nella vita imparare a stare nei propri spazi rispettando quelli altrui. Cosa percepita in tanti momenti, soprattutto in una passeggiata fatta nel quartiere ultraortodosso il giorno dello Shabbat. Se il venerdì, festeggiano gli Arabi, e la domenica i Cristiani, gli Ebrei celebrano la loro fede il Sabato. Al calar del sole del venerdì sera fervono i preparativi per l’inizio della celebrazioni di questo popolo che vive la fede primariamente a livello familiare.
Nella passeggiata silenziosa e rispettosa nel cuore del quartiere in festa si vedeva la famiglia che partecipava nella sua totalità. Bambini (tanti) e adulti che convergevano nelle Sinagoghe per il culto. E all’improvviso una canzone gioiosa che si diffondeva per tutto il quartiere a segnalare, forse un po’ come le nostre campane, che tutto era ormai pronto. Commovente la musica che nel mio cuore risuonava come un inno di liberazione di un popolo, che seppur immerso nelle contraddizioni e nei limiti, tuttavia deve aver sofferto tantissimo lungo al sua travagliata storia. In quel canto c’era tutta l’amarezza della storia unita alla certezza di essere vittoriosi in Jahvè. Gerusalemme, quindi una città che attenua i suoi ritmi in giorni diversi e in quartieri differenti a seconda della porzione di popolo che entra nella festa.

Gerusalemme
Città vecchia (1)
Città vecchia (2)
Città vecchia (3)
Vista dal Monte Scopus (1)
Vista dal Monte Scopus (2)
Vista dal Monte Scopus (3)
Mura della Old city (1)
Mura della Old city (2)
Mura della Old city (3)
Mura della Old city (4)
Dalla Città Universitaria (1)
Dalla Città Universitaria (2)
Dalla Città Universitaria (3)
Dalla Città Universitaria (4)
Dalla Città Universitaria (5)
In città (1)
In città (2)
In città (3)
In città (4)

I luoghi Santi
Monte Calvario (1)
Pietra dell'unzione (1)
Santo Sepolcro (1)
Santo Sepolcro (2)
Santo Sepolcro (3)
Santo Sepolcro (4)
Santo Sepolcro (5)
Santo Sepolcro (6)
Cenacolo (1)
Cenacolo (2)
Monte Sion (1)
Dominus Flevit (1)
Getsemani (1)
Getsemani (2)
Getsemani (3)
Porta del Giudizio (1)
Muro del pianto (1)
Muro del pianto (2)
Muro del pianto (3)
Muro del Pianto (Video)
Ora è giunto il momento di raccontare la dimensione che mi ha catturato più nel profondo e che è stata la molla che mi ha spinto ad arrivare a circa 2500 chilometri da casa mia: i luoghi santi della “OLD CITY”. Dal posto in cui risiedevo, circa una ventina di minuti a piedi (camminata sostenuta) mi separavano dai luoghi dove si è svolta la scena determinante del teatro della storia umana. A non molte centinaia di metri da dove rincasavo, si svolgeva secoli fa tutto ciò per il quale io mi sento di vivere. La vicenda del mio Signore che ha vissuto, patito fino alla morte per poi risorgere, si è svolta lì con un significato perenne. In quei pochi metri quadrati dove tutto è avvenuto, c’era mistero della presenza di un Dio che io percepisco presente e vivo proprio in quelle pietre antiche. Lo sento: Lui è lì. Non è un morto, ma una presenza avvolgente, antica, presente e futura, capace con il suo amore di tenere incollati i pezzi di umanità che in quei luoghi non potrebbero sopravvivere senza di Lui. E’ è qui il paradossale: una divisione umana, una disarmonia religiosa nel punto dove si è svolto il mistero della Comunione e dell’Unità più Alta.
Celebrare la Santa Messa sulla pietra della Risurrezione è un regalo di cui mi sento di dover dire grazie e vorrò farlo di persona quando vedrò il volto del mio Signore. Toccare di nuovo le pietre del Cenacolo e pensare a dove fosse seduto Gesù, e dove Pietro. Cercare lì dentro, dopo il silenzio di molti secoli, il volto e gli occhi di Giuda mentre prendeva il boccone e vedere insieme la luce dell’amore di Gesù che lo chiamava: Amico! Ma soprattutto provare a percepire nella mia anima la pace di Giovanni mentre in quei pochi metri reclinava il petto sul cuore più bello dell’Universo. Questo era il mio sogno. Cercare lì qulacosa da portarmi dietro per sempre.
Sensazioni fresche e non sbiadite anche nell’orto del Getsemani, e dentro la basilica dell’Agonia. Il ricordo dello stupore di Gesù che si meravigliava che i suoi amici lo avessero lasciato solo a pregare in quel momento nel quale a Gesù avrebbe fatto molto piacere un po’ di solidarietà. Sembrava tutto presente, perché in realtà, almeno per me, la sensazione che si sente è che il tempo non passi lì. Ogni cosa accade ora di nuovo! E’ come se lì soffi un eterno presente non legato allo scorrere dei giorni, ma alla presenza di un Dio Vivo, che il turista di passaggio non può cogliere.
E tutto questo me lo sono portato fino a qui, forse insieme ad un po’ di nostalgia. Ma non è nostalgia di quelle pietre, delle quali un giorno chissà quante ne resteranno. No! Gerusalemme è per me solo e soltanto nostalgia di Lui. Ed io così voglio vivere ed essere: un uomo che ha solo fame e sete di Gesù e di quell’amore impossibile da quantificare e capire, perché appartiene ad un Dio irragionevole e tanto grande da rimanere ancora una volta a bocca aperta…cioè
«con grande stupore»
Concedetemi una nota di colore.
Gerusalemme è piena di stranieri, tra cui molti italiani e romani.
Tra questi ci sono anche alcuni particolatmente a me cari...
Trovare tifosi della Roma a 2500 chilometri...beh è una cosa assolutamente gradevole